Storia

Il coraggio di intraprendere strade nuove.

[ad_1] Oggi, durante la festa dei santi innocenti, è difficile considerare la “grande gioia” annunciata dall’angelo ai pastori nel Vangelo di Matteo senza riflettere sul contesto in cui si trova, caratterizzato da conflitti che insanguinano il pianeta. Le prove di forza, la violenza disancorata dal diritto e le guerre sono una nuova normalità simile al passato, con migliaia di innocenti che perdono la vita.

Poco dopo il Natale, la Chiesa ricorda la “strage degli innocenti”. Gesù viene in un mondo da salvare, mentre le madri piangono i loro figli. La tragedia che ha colpito bambini a Betlemme ha segnato generazioni di cristiani, ispirando artisti in ogni epoca. Il Natale ricorda Erode, così come la Pasqua ricorda Pilato. C’è un filo oscuro nella storia, ma vi è anche uno di luce. Ci sono percorsi di pace invisibili che meritano di essere esplorati. L’opera divina continua a manifestarsi nel mondo, spesso con maggiore chiarezza nell’oscurità dei tempi. Nella storia umana, luci e ombre si confrontano, e si deve ricordare che mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. Le persone impegnate nella pace, anche nel contesto di conflitti prolungati, resistono come sentinelle nella notte.

I popoli dicono “Basta!” alla guerra, ma esistono figure che, come Erode, scelgono la violenza. Esistono anche leader politici e manipolatori del discorso pubblico che normalizzano il conflitto, suggerendo il “si vis pacem para bellum” e promuovendo un riarmo che sembra un’adeguata risposta. Questo implica un’accettazione della guerra e del suo perpetuo ripresentarsi nella storia. Risulta quindi che si esprima un “Ancora”, accompagnato da un “Purtroppo!”. Sembra un’esagerazione, ma si percepisce una dimenticanza della tensione unificante del passato, mentre il multilateralismo è considerato un ostacolo e il negoziato una debolezza. Dominano la propaganda e il tifo, quasi che le vite potessero essere gestite tramite slogan. In Europa, vi è un’isteria bellicista e chi esprime posizioni riflessive viene silenziato.

Questa situazione segna un tradimento dei valori della ragione e del linguaggio, portando a un territorio pericoloso. Non si osa più dire “Basta!” alla guerra. È stato segnalato che manca la volontà di cercare idee giuste e frasi ponderate, in un contesto di crescente destabilizzazione globale. Con la “neolingua” dell’emergenza si giustificano le guerre nella ricerca della pace. Si riducono le opzioni e si decide il destino. Si deve riscoprire l’aspirazione alla pace, che è fondamentale per chi ha vissuto esperienze di guerra. È importante ricordare che i drammi passati sarebbero ancora più gravi oggi, in un’era atomica. È necessario continuare a sottolineare questo aspetto, anche a costo di sembrare sognatori, e chiunque tenga alla pace deve essere disposto a promuovere il dialogo.
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