Crosetto: «Spese militari al 2%, Nato chiede il 5%».
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In vista del summit di giugno all’Aja, il governo italiano ha finalmente raggiunto l’obiettivo del 2% del Pil in spese per la Difesa. Questo risultato è stato annunciato dopo settimane di anticipazioni. Dopo anni di ritardi, l’Italia ha centrato un traguardo concordato da tutti i Paesi della Nato durante un vertice a Newport, in Galles. Tuttavia, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le aspettative riguardo alla responsabilità della difesa da parte dei Paesi europei della Nato sono cambiate. Inoltre, gli Stati Uniti stanno già pianificando un possibile disimpegno militare in Europa. Secondo alcune fonti, il segretario generale della Nato avrebbe recentemente invitato i membri a aumentare le spese per la Difesa fino al 5% del Pil, seguendo linee simili a quelle espresse in passato da Trump.
L’Italia e l’obiettivo del 2% del Pil
Raggiungere il 2% è stato complesso per l’Italia, ottenuto in parte con un aumento degli investimenti e in parte tramite nuove modalità di calcolo che comprendono esempi come il disinnesco di ordigni bellici. È stato chiarito che questo è solo un punto di partenza, e che l’obiettivo non è solo numerico ma riguarda le capacità richieste dalla Nato per garantire la sicurezza del Paese. Tuttavia, recuperare il disavanzo accumulato negli ultimi decenni richiederà tempo.
Rutte sposa la linea Trump
Il raggiungimento del 2% da parte dell’Italia si inserisce in un contesto più ampio di riarmo che coinvolge l’Europa e oltre. Il segretario generale ha affermato la necessità di aumentare gli investimenti nella Difesa, suggerendo che molti alleati raggiungeranno l’obiettivo del 2% prima del vertice. Ha dichiarato che tutti i partner della Nato dovrebbero impegnarsi a portare le spese per le forze armate al 3,5% del Pil, aggiungendo un ulteriore 1,5% per le spese infrastrutturali rilevanti per il dispiegamento delle truppe.
Dal burden shifting al burden sharing
Questa impostazione permetterebbe ai Paesi europei e al Canada di alleggerire le responsabilità degli Stati Uniti nella garanzia delle capacità di difesa. Nella comunicazione inviata ai membri della Nato, si propone di passare dal burden shifting, ossia dallo spostamento degli oneri sugli Stati Uniti, al burden sharing, ovvero alla condivisione delle responsabilità militari tra gli Stati membri. Attualmente, gli Stati Uniti coprono oltre il 50% delle capacità militari della Nato, con il restante 50% fornito dagli alleati europei e dal Canada. Si auspica che questo rapporto cambi significativamente nei prossimi anni, con l’obiettivo che i partner europei e il Canada forniscano il 70% delle capacità, mentre gli Stati Uniti si limiterebbero al 30%.



