I Savoia chiedono alla Corte Europea i gioielli e immobili.
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Dopo la decisione del Tribunale di Roma, il legale che rappresenta Emanuele Filiberto e le figlie di Umberto II avanza con una nuova strategia. La storia delle gioie della Corona prende forma.
Emanuele Filiberto l’aveva annunciato in un’intervista già nel 2022 e ha ribadito la sua posizione recentemente, prima che la sentenza del Tribunale di Roma rigettasse le richieste sui gioielli di Casa Savoia: «Andremo alla Corte Europea». Il principe ha reagito dopo le dichiarazioni del cugino Aimone di Savoia Aosta, che ha affermato:«Non ha senso richiederli indietro», poiché erano della Corona e tutto era stato confiscato. Umberto II li aveva lasciati in disponibilità di Bankitalia, indicando che non li considerava proprietà privata.
Diversamente dal cugino, il figlio di Vittorio Emanuele, scomparso un anno fa, ha incaricato l’avvocato Sergio Orlandi di rappresentare gli eredi di Umberto II (Emanuele Filiberto, Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice) nel processo per il diritto di proprietà sui gioielli depositati presso Banca d’Italia.
Il legale di Casa Savoia ha sottolineato che «il Tribunale non ha attribuito valore decisivo ai diari del Governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi, poi Presidente della Repubblica, che affermò che le gioie potrebbero spettare alla famiglia reale».
Gli eredi di Umberto II «si aspettavano questa sentenza e intendono rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per esaminare e accogliere le loro richieste». Inoltre, Casa Savoia intende chiedere la restituzione del valore di tutti gli immobili appartenuti alla famiglia.
Alla morte di Vittorio Emanuele un anno fa, non sono rimasti immobili, poiché erano stati trasferiti allo Stato dopo la guerra. Né sono rimaste residenze reali in Italia; tutto appartiene allo stato italiano, compresi palazzi storici come Palazzo Madama e il Castello di Racconigi. L’abolizione della tredicesima disposizione negli anni ‘90 ha permesso a Vittorio Emanuele di tornare in patria. Anche se nel periodo degli anni ’60 i Patti di Helsinki avevano annullato l’esilio, è stato il professor Giorgio Lombardi a promuovere le istanze Savoia per il ritorno in Italia. Negli anni successivi, con l’appoggio del governo Berlusconi, è stato possibile il rientro della famiglia.
Vittorio Emanuele, anni fa, aveva ricevuto una proposta che prevedeva la possibilità di avere un palazzo in Italia e una scorta per la sicurezza. Anche il desiderio di riavere la quadreria di re Umberto al castello di Racconigi era presente.
Il modello di riferimento per i monarchici Savoia era l’accordo stipulato con il conte di Parigi in Francia. Tuttavia, a parte il rientro, non fu restituito nulla. I Savoia erano stati storicamente proprietari dell’abbazia di Altacomba, dove fu sepolto re Umberto, ma questa è stata ceduta allo Stato francese.
Così, Emanuele Filiberto ha ereditato principalmente beni a Ginevra e Parigi, inclusi una villa e uno chalet, acquistati da Vittorio Emanuele con profitti di mediazioni commerciali. A riguardo dei gioielli, nel 2007 si diffuse la notizia della vendita all’asta a Londra di preziosi da parte di Maria Gabriella di Savoia.
La storia dei gioielli in Bankitalia è affascinante e complessa. Sono stati posti in salvo durante la guerra grazie all’intervento di un conte.
Il principe Michel di Jugoslavia, figlio di Maria Pia, ha raccontato di come i gioielli Savoia fossero documentati al Quirinale e discussi spesso in famiglia.
Stefano Papi, esperto di gioielli, ha spiegato come i gioielli, messi in salvo, siano finiti in Bankitalia nel 1943. Firmando un accordo con il conte Cao di San Marco, Vittorio Emanuele III incaricò di mettere i gioielli al sicuro.
Il re convocò il conte e gli chiese di custodire i gioielli presso Banca d’Italia. Con l’occupazione tedesca, il conte scelse un altro nascondiglio più sicuro, dove i gioielli furono murati.
Al rientro a Roma di Umberto come Luogotenente del Regno, i gioielli furono restituiti al re. Tuttavia, nel 1946, prima dell’esilio, vennero di nuovo affidati al ministro della Real Casa.
I gioielli furono così consegnati a Einaudi con la dicitura “a chi di diritto”, che ha sollevato molti interrogativi nel corso degli anni, data la loro provenienza reale.
L’esperto ha monitorato nel tempo i destini di gioielli significativi di Casa Savoia. Ha cercato di accedere ai preziosi, ma il loro stato è rimasto spesso ignoto.
Gianni Bulgari, gioielliere di fama, ha stimato il valore dei gioielli negli anni ’70, ma questo è stato considerato penalizzante a causa del loro taglio antico. Oggi, al contrario, i gioielli storici raggiungono prezzi record all’asta.
Quali sono i gioielli contesi? Tra i pezzi principali si trovano un diadema della regina Margherita, diamanti e perle a goccia, spille e bracciali. Questo patrimonio, che ha rappresentato il potere della casa Savoia, è attualmente oggetto di dibattito sulla sua restituzione.



