Storia

La storia come arma: Mosca e la Finlandia

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Nel 2025 la Russia ha avviato una campagna contro Helsinki, caratterizzata da revisionismo storico, azioni legali, attacchi alla memoria e pressioni politiche. Questo modello, già visto in altre situazioni, evidenzia come il controllo del passato sia diventato uno strumento di sicurezza.

04/01/2026

Nel 2025 la Finlandia è stata oggetto di una campagna continua e strutturata, che combina manipolazione storiografica, iniziative legali, atti simbolici e comunicazione politica ad alto livello. Questa strategia è stata evidenziata in un report della Swedish Psychological Defence Agency.

La colpa costruita

Il punto di partenza è la riscrittura del passato. Secondo la narrativa promossa, la Finlandia non è vista come una democrazia che ha affrontato scelte tragiche durante la Seconda guerra mondiale, ma come un Paese con legami strutturali con il nazismo. Di conseguenza, tribunali russi hanno emesso sentenze attribuenti a Helsinki responsabilità per presunti genocidi in Carelia e per il coinvolgimento nell’assedio di Leningrado. Tali pronunce, pur essendo prive di fondamento, hanno un impatto politico, cristallizzando una versione del passato utile al conflitto informativo.

Questa costruzione di una colpa storica produce effetti concreti, permettendo di avanzare rivendicazioni morali e di porre le basi per future pressioni. La storia diventa uno strumento per definire il presente e il futuro.

Colpire i simboli

Durante il 2025, memoriali finlandesi in territorio russo sono stati rimossi o distrutti. Tali azioni si sono susseguite con regolarità, segnalando che quella memoria non merita protezione. Le autorità locali, in collaborazione con gruppi di attivisti, hanno contribuito a questi attacchi, comunicando sia internamente che esternamente la delegittimazione di tali memorie.

La cornice politica

Le azioni contro Helsinki sono amplificate dal discorso ufficiale. Durante il 2025, esponenti di spicco hanno rilanciato le accuse storiche contro la Finlandia, utilizzando un vocabolario standardizzato. Questo linguaggio è simile a quello usato contro altre nazioni, suggerendo che la Finlandia abbia tradito la propria storia aderendo alla Nato.

In questo contesto, il discorso pubblico, attraverso la diffusione sistematica di dichiarazioni ufficiali, ha contribuito a proiettare la narrativa russa oltre i confini, mirando sia al consenso interno sia alla reputazione internazionale.

Una sequenza riconoscibile, un modello esportabile

Le dinamiche della campagna seguono una sequenza: prima la narrazione storica, poi l’atto giuridico e infine le azioni simboliche. Ogni passo prepara il successivo. Anche il rafforzamento militare lungo il confine finlandese viene presentato come reazione a un presunto revanscismo storico, utilizzando il passato manipolato come giustificazione operativa.

Nella comunicazione russa, si utilizzano modelli simili per altri Paesi, con l’obiettivo di erodere la sovranità narrativa delle nazioni confinanti e riaffermare un’influenza. La Seconda guerra mondiale diventa così una riserva simbolica dalla quale attingere legittimità. Le contestazioni a queste letture vengono etichettate come revisionismo o russofobia.

Quando viene utilizzato il termine “nazismo” per definire il nemico, il controllo del passato diventa anche una questione di sicurezza. Difendere la ricerca storica e la memoria culturale non sono solo attività accademiche, ma atti di resilienza strategica. Le modalità di narrazione del passato influiscono sulla comprensione del presente e sulla capacità dei Paesi di prevenire la trasformazione della storia in un’arma per il conflitto.

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