Chi mira a vincere annientando l’avversario annuncia guerra.

Tuttavia, l’Occidente e l’Europa, sorti dalle rovine della Seconda guerra mondiale, hanno un’intuizione profondamente diversa: quella di una civiltà che si basa sul gioco a somma positiva. La storia dell’umanità, nel lungo periodo, è stata caratterizzata dall’avanzamento collettivo, evidenziato dalla crescita della popolazione e dall’aumento dell’aspettativa di vita, frutto di conoscenza, cooperazione e innovazione. Di conseguenza, la guerra rappresenta sempre una regressione. In Europa, non è stata la vittoria di uno a determinare il futuro, ma la capacità di alcuni leader di trasformare risorse contese in beni comuni per avviare una cooperazione proficua.
Oggi è fondamentale non dimenticare questo insegnamento in un mondo che sembra tornare alle dinamiche del primo Novecento. La missione dell’Occidente dovrebbe essere quella di riportare il mondo verso logiche di cooperazione, evitando di cadere nell’errore della somma zero. Sebbene la difesa e la deterrenza siano necessarie, il loro fine deve essere quello di ristabilire un equilibrio e garantire la non belligeranza, piuttosto che giustificare una guerra prolungata con l’obiettivo di annichilire l’avversario. Un accordo di pace, anche se imperfetto, è oggi più necessario che mai. La ricerca di una giustizia assoluta rischia di trasformarsi in un’ossessione pericolosa, alimentando conflitti futuri.
È importante ricordare che esistono alternative al gioco a somma zero. La produttività cresce grazie all’innovazione e le comunità possono diventare luoghi di cooperazione. La fiducia e la reciproca collaborazione sono le vere fondamenta del benessere. Questi elementi sono essenziali per competere a livello globale, non per mezzo della conquista. La pace, lungi dall’essere un ideale romantico, rappresenta una delle maggiori innovazioni istituzionali del mondo moderno e un investimento per la sicurezza futura. Non riuscire a prevenire conflitti attraverso la diplomazia e il dialogo sarebbe un fallimento. Le generazioni future ne porterebbero il peso.
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